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Cassettonato ligneo - San Domenico Vicenza

Le origini della chiesa risalgono al secolo XIII d. C.: lo attesta per la prima volta un documento del 1264, anche se nulla è rimasto della primitiva costruzione del monastero e della chiesa delle monache domenicane che vi si insediarono. Ben conservate invece le tracce architettoniche e pittoriche dei successivi interventi: di ricostruzione nel 1483 in seguito ad un lascito di 500 ducati d'oro di Gaspare Trissino, padre di Giangiorgio, e soprattutto di ristrutturazione decisa nel 1768 dal priore del convento pure domenicano di Santa Corona,


Lo stato iniziale

Tante vicissitudini comportarono l'abbandono della chiesa che, costruita alla fine del ‘400 e consacrata nel 1537, pur conservando tesori pittorici e spoglie di vicentini illustri tra cui Filippo Pigafetta, subì, a partire dall'‘800 un inesorabile degrado.


Il lavoro

La prima operazione è stata la messa in sicurezza di tutte le tavole del cassettonato, sono stati applicati dei rinforzi e dei sostegni in legno, intervenendo con la stessa metodologia ed essenza lignea omogenea a quella di costruzione, per non alterare l’elasticità del soffitto. Le superfici deformate non sono state raddrizzate (si notano infatti degli spanciamenti) poiché ciò avrebbe potuto favorire una produzione di nuove fessure e perdita di materia. L’intervento ha comportato una prima accuratissima e minuziosa fase di consolidamento della pellicola pittorica. Nelle zone in cui vi erano gravi lacune si è provveduto con l’integrazione materica. Sono state applicate delle striscioline di carta giapponese, come in origine, in prossimità delle fessure, per raccordare l’integrazione pittorica svoltasi nella fase successiva.




Cassettonato ligneo

Il soffitto si presentava in un avanzato stato di degrado. Precariamente ancorato alle travi del sottotetto, evidenziava delle consistenti perdite di materia lignea e delle aree marcescenti causate dalle ripetute infiltrazioni avvenute nel corso degli anni a causa di una copertura gravemente danneggiata. Il legno del manufatto era molto secco con fessure consistenti in prossimità delle giunture delle tavole. Molte aree della decorazione pittorica erano state realizzate sopra un foglio di carta, fatto aderite sul piano di legno, posto quasi sicuramente per raccordare le tavole ed uniformare le imperfezioni del legno. La carta in molte zone era staccata o ancorata in modo instabile.




Altari

L’altare maggiore si presentava in un pessimo stato di conservazione. La maggior parte del manufatto, è costituito da pietra tenera dei Berici dipinta a finto marmo, con capitelli e basamenti delle colonne dorati con foglia di ottone. La policromia consiste in una stesura notevolmente spessa di pittura ad olio; la pellicola pittorica così come le dorature erano in avanzato stato di degrado; vi erano crettature diffuse su tutta la superficie, perdite di pellicola pittorica, stacchi di colore di estese dimensioni che mettevano in evidenza la pietra sottostante e integrazioni postume di pessima qualità.

Gli altari settecenteschi della navata si presentavano in buono stato di conservazione.







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